Ma come fa a far tutto?

Vi ricordate il film Ma come fa a far tutto? (I Don't Know How She Does It)? Sembra che il nostro mondo si basi, ogni giorno di più, su un modello femminile insensato fatto non solo di perfezione (che non esiste) ma dell’esasperazione del fare, primeggiando in qualsiasi disciplina o attività (campionesse di relazioni sociali, cucina, sport e sensualità).

 

Forse è ora di rivendicare un po’ di sensatezza e di prendere non solo il giusto tempo per fare quel che si vuole e deve, ma anche per riportare queste idee un po’ malate alla realtà.

 

In un giorno di 24 ore, ponendo di trascorrerne 6 a dormire (e di conseguenza di svegliarsi con importanti occhiaie), ne restano 18. Di cui 8 trascorse al lavoro (che diventano facilmente 10/11 tra straordinari e spostamenti). Anche organizzando l’agenda con la meticolosità di un dentista (che sa che ogni buchino da un’ora rappresenta un accessorio per l’auto nuova) sono sempre più le cose da fare di quelle fatte, è inevitabile.

 

Il problema è la frustrazione dalla quale spesso veniamo colte proprio perché non si riesce a fare tutto. Ma se non ce la si fa è il modello ad essere sbagliato non noi. E’ come un vestito che non ci calza a pennello, se il corpo umano è perfetto allora è il vestito a non essere perfetto, almeno per noi.

 

Come sempre non possiedo formule magiche ma meditando attentamente su questo argomento ho trovato una formula giusta (per me): “fai una cosa importante ogni giorno”. Le cose importanti  sono quelle che ci ronzano nella testa ogni giorno, quelle che ci mettono un po’ d’ansia finché non sono concluse (quindi non si tratta sempre di salvare il mondo, spesso sono incombenze più leggere).

 

Io credo che siano davvero i muri fatti di mattoncini di “piccole cose” che rendano solida la nostra struttura (e la nostra sanità mentale). Ci vogliono piccoli obiettivi magari in un disegno più globale, che ci possono aiutare a dire, questo l’ho fatto, bene, domani ne farò un altro pezzetto!