Santa Rita caput mundi

A Santa Rita ci si conosce tutti, come in un paese, c’è socialità, molti parchi, e ogni servizio di cui potete aver bisogno. Lo so non c’è parcheggio, noi abbiamo proprio una parte di cervello più sviluppata grazie alle ingegnose tattiche di ricerca! Se non vi fate sconfortare dalla ricerca o se siete i fortunati proprietari di un box direi che il luogo non vi deluderà di certo!

 

Ma per tornare alla dinamica del paese mi sono recentemente resa conto di conoscere molto bene la zona ma di non sapere o non usare il nome di nessun bar, il motivo? Ignoto ma noi li storpiamo tutti, vi elenco qualche esempio:


Cartone animato = la barista ha gli occhi grandi come i personaggi dei cartoni


Gli esodati = gestito da un gruppetto di signori sui 50, in questo periodo torna subito alla mente che potrebbero essere signori che si sono dovuti reinventare!


Mamma e figlia = i proprietari sono due fratelli ma il sabato va la mamma (che è la più simpatica) a dare una mano alla figlia mentre il fratello non c’è


 Bar incasinato che fa il cappuccio buono = Coco Chanel suggeriva di togliere l’ultimo accessorio indossato come metafora del troppo, questo bar non deve aver fatto caso al consiglio ed è veramente troppo pieno di cose, particolare irrilevante visto che il cappuccino è buono!

 

Dal tipo che mi teneva in braccio da piccola = Vi capita mai di incontrare parenti e vicini mai visti (perché eravate piccoli) che vi raccontano di quando vi tenevano in braccio da piccoli? A me succede, quindi scherzo con mia mamma sul fatto che da piccola mi smollava in braccio un po’ a chiunque, questo barista dopo avermi osservata attentamente mi ha detto che si ricorda di me da piccola (né io né mia mamma abbiamo idea di chi possa essere).


Bar bettola = termino con questa chicca nata anni e anni fa. Il bar bettola è un bar all’angolo di una via secondaria con una microtraversa, da sempre aperto la sera, vetrine satinate, tavoli da biliardo. Insomma abbiamo ricamato storie e storie sulle attività che si svolgono all’interno, in particolare perché le poche volte che siamo entrati ci sentivamo davvero di troppo!