Università, treni e diritto privato

Questo è un post senza tempo, scritto un paio di estati fa che ho recentemente recuperato:

Ieri ho preso il treno, e tra la fiumana di viaggiatori concitati e curiosi c'era sempre lui, il tomo imponente di Diritto Privato. Io mi sono laureata nel 2002 (e non in giurisprudenza) e da quel momento di libri ne ho letti solo per piacere, ma il libro dell'ultimo esame prima della pausa estiva, che spunta a luglio tra il telo da mare e il doposole mi commuove ancora. Chiunque abbia frequentato l'università sa quale fatica comporti portare con sé appunti, libri, penne, matite e fogli a luglio, quel mese che anni prima non esisteva tra quelli attivi, si partiva a metà giugno, direttamente dalla scuola all'una e si tornava una settimana prima di iniziare la scuola, tre mesi di vacanza...e quando lavori ci sono tre settimane ad agosto, le settimane in cui tutto il mondo si sposta perché è agosto, in cui treni e aerei portano ritardi di giorni non di ore, in cui se ti sposti dall'Europa trovi uragani, tifoni, meteoriti, umidità relativa del 400%, tempeste di cavallette, e tutti questi disservizi si pagano praticamente il doppio rispetto agli altri periodi.

Ma torniamo al treno, ieri come un anno fa la gente si prepara a Imola per scendere a Bologna, a Novara per scendere a Milano, ad Asti per scendere a Torino. La dinamica è sempre la stessa, si alzano e guardano fuori. Il nulla. Praterie deserte. Il Kansas. Non c'è una strada, una casa neanche l'idea di un complesso rurale. Ma il viaggiatore tipo tira giù le valigie e si avvia all'intasamento del passaggio, prenota il posto ma lo occupa solo dieci minuti il resto lo passa in piedi con l'ansia di scendere per tempo.

Ieri tra i viaggiatori c'era anche una coppia, di amici credo, che era sull'Eurostar senza prenotazione. Ogni volta che saliva qualcuno loro dovevano lasciare il posto e migrare verso altri lidi, e va bene, se avessero prenotato si sarebbero sbattuti di meno ma pazienza. La cosa emozionante è che a ogni cambio di posto tiravano giù uno zaino e un borsone e lo trasferivano nella nuova e precaria location. Tipo uno sport, corsa alla ricerca del posto, scarica il bagaglio e carica il bagaglio, arriva il proprietario del posto e si ricomincia. Sudavo a guardarli.

 

Ma in fondo ridevamo tutti insieme, con l'abbronzatura aragosta tipica del primo sole e l'imponente odore di doposole, mentre un tomo di Diritto Privato nascondeva l'ennesima vittima di un'estate che inizierà solo dopo l'ultimo esame.