Il supermercato, un microcosmo assurdo

Se non avete mai vissuto da soli, come me, la vostra esperienza di spesa al supermercato fino a questo momento rappresenta una bella parentesi fatta di sfizi o di feste. Nessun gesto per acquistare quei prodotti che miracolosamente in casa ci sono sempre tipo l’olio, il sale, lo zucchero, la carta igenica (il miracolo viene compiuto da qualcuno, ora lo so!). Quindi baldanzosa, dopo il parrucchiere, entro in un supermercato ben fornito e srotolo la mia lista della spesa. La leggo e vengo catturata da un’offerta di asciugamani (non presenti nella lista), chiamo Luca e gli chiedo se grigio è un colore che gli piace, conveniamo che piace a entrambi e metto nel sacchetto 4 asciugamani al prezzo di due, riafferro la lista e proseguo, due metri dopo c’è un’offerta ancora più vantaggiosa e gli asciugamni sono ben 6, poso i 4 e prendo i 6, cambio rapidamente reparto per evitare di acquistare 182 asciugamani (anche perché abbiamo un bagno 1 metro per 3 e non saprei dove stiparli! Lista alla mano trotto per il supermercato e acquisto beni di prima necessità: i dischetti struccanti, il bagnoschiuma, due spazzolini, bustine fashion (a piramide) per il tè caldo. Arrivo a scorrere la lista all’altezza “detersivo per i piatti”. Bene, giro fulminea nel reparto e sono pronta ad afferrare la prima confezione mignon di detersivo. C’è un intero mondo di oggetti, anche qui mi tocca trattenermi. Prima ci sono le capsule per la lavastoviglie (Luca le ha già comprate, avanzo) poi il sale per la lavastoviglie, poi il brillantante per la lavastoviglie, poi il curalavastoviglie, mai pensato mi si potesse ammalare la lavastoviglie, va beh, proseguo, dopo sento come sta! C’è il detersivo che cura le mani (mah, io per le mani comprerei una crema idratante), quello con gli odori folli (arancia e cannella, mora e lime), quello con gli odori immaginari (freschezza delle ande, sottobosco in primavera, rugiada), e infine un detersivo che sa di pulito, infilo nel mio sacchettino. Scorro ancora la lista, serve il sale. Giro e rigiro, il sale non c’è, cerco un gentile adetto e chiedo dov’è il sale, mi guarda con espressione interrogativa, io lo so che tutti sanno dov’è ma io sale e zucchero non li trovo mai, e ho anche una certa difficoltà a capire come le farine vengano sistemate sugli scaffali. Acquisto altre due cose, mi metto in coda e al mio turno pago (non ce l’ho la tessera signora, sono nuova di questo circolo, non mi guardi male anche lei!), svuoto il sacchetto, lo riempio di nuovo, esco dal supermercato e tre passi prima della scala mobile che conduce al parcheggio, il sacchetto biologico si sgretola, raccolgo ogni cosa almeno tre volte, sono tentata di tornare alla cassa ma demordo (Cri razionalizza, la cassiera non ne può nulla se i sacchetti bio puzzano di cibo cinese avariato e durano 3 secondi), carco tutto in braccio e qualcosa tra le mani e raggiungo il bagagliaio dell’auto, finalmente al sicuro! Risultato del tour: un’ora spesa, 50 Eurini evaporati, 6 asciugamani non previsti, 5 centesimini per il sacchetto sprecati, idiota nel parcheggio che non sa né guidare né leggere i segnali di divieto d’accesso, non male vero? Ora io propongo questa soluzione. Mi date l’omino addetto del supermercato per 5 minuti d’orologio, lui guida il carrello io leggo la spesa, lui mi porta nel reparto, l’omino mi concede massimo tre pit stop per oggetti non previsti, io ci metto meno e trovo quello che cerco perché i cotton fiock non li ho trovati, ho scorso il reparto in lungo e in largo 80 volte, c’erano quelli cosmetici (per l’ombretto, che poi per l’ombretto ci sono appositi pennelli e spugnette, mah) ma quelli per pulire le orecchie no, credo che li prenderò da casa di mia mamma stasera, casa di mamma rimane un supermercato accogliente, economico e affettuso!